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Statuto dell’Associazione

ETICA IN FESTA

SABATO 12 E DOMENICA 13 APRILE 2014

Chi Siamo

 L’associazione “Vivere l’Etica” nasce dallo Studio di Educazione Fisica– Centro Yoga Firenze – con lo scopo di promuovere l’Etica, attraverso convegni, mostre, proiezioni di video e film, conferenze, incontri ed eventi di carattere culturale, ma anche per promuovere l’etica nelle scuole attraverso l’insegnamento della disciplina dello yoga.

Etica perché …

L’esigenza di colmare un vuoto misterioso può spingere l’anima ad intraprendere una strada nuova, anche se faticosa.
L’esigenza di amare oltre ed oltre.
L’esigenza di non tradire mai una fiducia.
La società oggi è piena di confusione; una nebbia di materialismo, di prevaricazione domina ogni aspetto della vita sociale.

Come uscirne?

 Questa festa rappresenta un microscopico tentativo di chiarezza.
Una nuova visione della vita.
Quella chiarezza dettata dall’amore profondo, come il rispetto perfetto per chi è diverso, per chi ha un altro punto di vista.
In questa festa si parlerà di vera spiritualità, di vera terra, di vero yoga, di vera economia, di vera medicina e di vero amore e … di tanto altro.

Tutto questo è ETICA.

 La festa si svolgerà in una delle città più belle del mondo, in una delle piazze più belle di Firenze, forse nel luogo più ricco di storia della città, dove si sono avvicendati eventi di giubilo come durante il Concilio per l’unità delle Chiese d’Oriente e d’Occidente del 1439, ma anche momenti di estrema sofferenza come nel periodo in cui il comando delle SS ne fece punto di raccolta per le deportazioni verso i terribili campi di concentramento e luogo nel quale i partigiani ammucchiavano i cadaveri dei fascisti.

 La scelta della primavera per la festa simboleggia la rinascita di una nuova speranza di fratellanza, che va oltre tutte le menti e tutte le ideologie, affinché venga ristabilita l’armonia che l’anima di tutti gli uomini esige.
Dal greco, Etica identifica il comportamento retto, costituito di morale autentica come lo è l’amore più elevato.
Forse un obiettivo irraggiungibile, ma anche se dovesse rimanere un’utopia, un obiettivo che ci indicherà la strada ……

 Etica dal Greco “Ethos” carattere, condotta,

è quella branca della filosofia (“filosofia” dal greco “amore per la sapienza” è la disciplina che si pone domande
e cerca di dare risposte sul senso del mondo e dell’esistenza umana)
che approfondisce gli elementi che consentono di discernere i comportamenti umani giusti da quelli non giusti,
quelli moralmente leciti e quelli inappropriati.

 Ma come possiamo stabilire che cosa è moralmente giusto fare?

In base alla teoria teleologica
un atto è “giusto” se produce una prevalenza di bene sul male,
pertanto il fine dell’azione è posto in primo piano rispetto al dovere ed all’intenzione.
Secondo la teoria deontologica invece,
le modalità dell’azione sono l’azione stessa,
ovvero nel valutare un’azione non si può prescindere dall’intenzione di chi agisce.
Ne deriva che il dovere e l’intenzione sono poste prima del fine dell’azione.

Riguardo alla questione se sia prioritario
il bene o il giusto vi sono anche qui diverse teorie, tra le quali:
il liberalismo riconosce una certa autonomia del giusto rispetto al bene, per cui è doverosa quell’azione che è conforme ad una norma giusta,
quindi la scelta si basa su principi di giustizia.
Per il comunitarismo la giustizia non è una questione di regole, ma qualcosa che concerne il comportamento delle persone rispetto ai propri simili,
la giustizia è una virtù della persona.

 Un’altra distinzione si può fare tra Etica Laica ed Etica Religiosa.
L’etica a base religiosa fissa norme di comportamento che pretende valide per tutti,
mentre l’etica laica non mira ad imporre valori eterni e si dimostra solitamente attenta alle esigenze umane affinché tengano conto delle condizioni e delle trasformazioni storiche.
L’Etica Cristiana ha come fondamento l’esercizio dell’amore verso il prossimo, mediante il quale si esprime l’amore verso il Creatore.
Per il cristiano il problema morale coinvolge quelli della salvezza dell’anima e del libero arbitrio.

Per etica cristiana si intende la vita nuova in Cristo che viene partecipata al discepolo che ha ricevuto il Battesimo.

I fondamenti dell’etica cristiana per tutte le chiese sono dati dall’etica neotestamentaria che discende dagli insegnamenti di Gesù il Cristo.
L’Etica nasce come espressione del rispetto dell’altro,
ed ha come scopo il bene autentico ed integrale della persona.

iò che guidano le persone e fanno da supporto nella comprensione della giustezza del loro comportamento sono i principi etici quali:

principio di autonomia: ha come presupposto l’autodeterminazione, quindi afferma il diritto per ogni persona di decidere per se stessa;
principio di beneficio: ha come presupposto che ogni azione sia compiuta per il bene del prossimo;
principio di giustizia: presuppone che ogni persona deve essere trattata in modo giusto senza preferenze o discriminazioni.

 L’Etica può essere pertanto definita come
“il vivere la propria libertà nel rispetto degli altri”.
Essa pretende una base razionale, non emotiva.

Essa pone una cornice di riferimento entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere ed in questa accezione viene spesso considerata sinonimo di “filosofia morale” poiché ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’uomo.
Ogni uomo per orientarsi nella vita ha bisogno di valori e norme :
senza principi e senza regole non sono possibili né l’esistenza singola, né la convivenza civile.
Ma l’etica si occupa anche del Senso dell’Esistere Umano , quindi del significato profondo etico-esistenziale della vita del singolo e del cosmo che lo include.
Sebbene spesso etica e morale etimologicamente rivelano una stretta parentela e non di rado sono usati come sinonimi,
si preferisce l’uso del termine morale (dal latino mores consuetudini, usanze, la condotta diretta da norme) per indicare norme e costumi del singolo o di un determinato gruppo umano secondo le quali l’uomo agisce.

Si preferisce riservare la parola etica (dal greco ethos costumi, abitudini) per riferirsi all’intento razionale di fondare la morale intesa come disciplina non soggettiva. Quindi una riflessione filosofica sui valori e sulle regole della morale.

 L’etica definisce uno stato di coscienza che si pone al di sopra e al di là delle singole culture esprimendo valori universali.

Per applicare i principi etici è utile fare allenamento mentale, silenzio interiore per permettere alla propria coscienza di emergere , riflettere sulle proprie esperienze, in particolare la mattina appena svegli, quando l’intuizione è attiva.

Breve storia dell’Etica

 Alle origini dell’etica greca, troviamo nei poemi omerici, l’affermazione della superiorità di virtù quali il coraggio e la pietà.
In risposta alle esigenze di una società contadina troviamo invece la prevalenza di virtù quali l’operosità.
Ai sette savi si fanno poi risalire una serie di massime in cui il bene morale viene legato alla ricerca personale di saggezza. Particolarmente vivace fu nella cultura ateniese del V secolo a. C., il dibattito sui fini della condotta umana.
Senofane e Solone e i poeti della comunità misero in rilievo come il valore del virtuoso si delinei attraverso l’arte del buon governo.
Secondo Pitagora l’etica è dotata di una forte valenza conoscitiva:
il virtuoso è colui che possiede la sapienza, in particolare il matematico.
Empedocle parla di una pena dolorosa che l’anima deve scontare:
la caduta nel corpo mortale è dunque una punizione, ma è anche l’unico mezzo di riscatto per arrivare alla salvezza.
E’ solo mediante l’esercizio ascetico, praticato durante la vita corporea che l’anima può purificarsi, scontare la sua colpa, uscire dal ciclo delle reincarnazioni e tornare presso il divino da cui proviene.
I Sofisti sottolineano l’origine umana e non divina dei valori, riconducibili all’imposizione o dello Stato o di gruppi di cittadini più forti.
Contestualizzano le leggi privandole dell’aura di Assoluto e di universalità.
Le leggi e quindi la morale, per loro sono convenzioni che dobbiamo creare per il buon vivere civile.
In contrasto con l’opinione più diffusa, sostennero la tesi dell’ ”insegnabilità” della virtù, impegnandosi ad elaborare particolari tecniche retoriche volte ad ottenere la persuasione a proposito della superiorità di determinati valori.
Il compito del cittadino, per i sofisti, è quello di porsi tra mediatore fra i cittadini comuni e la legge (ognuno deve essere giudice di se stesso e degli altri).
La ricerca sulla nozione di bene va considerata al centro dell’attività filosofica di Socrate, al quale si fa risalire il primo tentativo di definire la natura propria della virtù, mettendone in luce la non riconducibilità alle mutevoli nozioni del bene:
l’universale è essenzialmente l’universale etico, e cioè propriamente i concetti con cui si regolano e giudicano le azioni.
Il bene si realizza praticando la virtù del sapere: per fare il bene occorre conoscerlo.
La ricerca del bene finalizzato alla verità si attua nel “dialogos” (l’argomentare della conversazione ) che utilizzava lo strumento critico della confutazione, applicandolo all’esame in comune di concetti morali fondamentali tendendo alla verità su se stessi per perseguire sia il bene privato sia quello della città (polis).
Ciò è possibile sviluppando in sé virtù quali la sapienza, cioè la scienza del bene e in un legame di solidarietà e giustizia tra gli uomini.
Socrate vuole combattere sia il relativismo etico dei sofisti, sia l’atteggiamento dei cosiddetti “eristi”, dediti al discorso basato sulla pura convenzionalità del linguaggio senza alcuna preoccupazione per il suo contenuto di verità.
Per realizzare il suo scopo, Socrate ritorna in un certo senso alla tradizione, al fine di estrapolare da essa gli elementi che rendono l’uomo migliore, recuperando la concezione di ordine morale inteso come riflesso dell’ordine del cosmo.
Socrate tenta di stabilire la natura stessa della virtù, si pone il problema della “definibilità” della virtù e giunge alla determinazione concettuale della definizione attraverso la domanda che cos’è?
Non si preoccupa di stabilire quali sono i casi particolari in cui si esprime la giustizia, ma è interessato alla giustizia in sé, a partire da un’ottica universale.
L’argomentazione di Socrate si basava sull’interpretazione della natura umana, ma a differenza dei sofisti per Socrate l’etica non è insegnabile:
il filosofo può solo aiutare gli allievi a partorirla da soli.
Tra i socratici, chi meglio capì l’insegnamento del maestro fu Platone, per il quale il problema morale restò al centro della filosofia.
Per Platone il bene o il buono consiste nell’idea del bene origine di tutto, che è la conoscenza massima,
situata al di sopra della conoscenza discorsiva o razionale.
Come in Socrate essa non può essere insegnata o trasmessa verbalmente, non essendo sottoponibile ad una discussione pubblica.
Intorno alla sua essenza, soltanto il sapiente potrà riconoscere l’indefinibilità assoluta del bene, possedendo la scienza
di ciò che è utile per la comunità intera.

L’ampia trattazione etica di Aristotele (al quale si deve l’introduzione del termine dianoetica), fu rivolta a fondare il bene non tanto su un’idea di perfezione assoluta, quanto piuttosto su una definizione della natura essenziale dell’uomo.
Fine supremo della condotta umana è la felicità che potrà essere raggiunta adeguando il comportamento alle esigenze proprie della natura umana.
Rifacendosi alle concezioni orfico-pitagoriche, Platone gioca sull’assonanza sema o soma (corpo e tomba dell’anima costretta a espiare una colpa attraverso la caduta nel corpo). Nel Fedro sostiene che l’anima possa uscire provvisoriamente dal ciclo delle reincarnazioni, per poi tornarvi in forma degenerata, oppure in alternativa uscirne definitivamente e tornare presso gli dei.
Nel Fedone invece , Platone si mantiene più vicino alla tradizione orfica e sostiene che l’anima o raggiunge gli dei o si reincarna per sempre.
Non si può essere felici senza essere morali.

Aristotele ha dedicato molti scritti alla questione dell’etica e i temi principali vengono affrontati sempre nella medesima successione:
concetto del bene supremo e della Felicità
la virtù etica in generale e le virtù etiche in particolare
le virtù dianoetiche o intellettuali
i vizi, la mancanza di autocontrollo
l’amicizia
la virtù perfetta la felicità completa.

Lo scopo dell’etica aristotelica è la realizzazione di ciò che è il bene per il singolo individuo. Egli non pensa che il fine dell’etica sia il raggiungimento del bene assoluto come lo intendeva Platone, di quell’idea del bene supremo principio della realtà e
del mondo delle idee e quindi estraneo alla vita pratica dell’uomo.
Tuttavia il bene supremo è alla portata dell’uomo con il conseguimento della felicità che si può raggiungere solo quando è autosufficiente, nel senso che la felicità non può essere la ricchezza poiché questa è un mezzo da utilizzare per altri fini.
Per Aristotele, la felicità deve essere qualcosa di desiderabile per se stessa e questa è solo l’attività propria dell’uomo, cioè l’esercizio di quella facoltà che caratterizza l’uomo. L’attività razionale, un agire pratico secondo la ragione che però arrecherà felicità solo se compiuto in modo eccellente. Per l’uomo quindi la felicità sarà l’esercizio eccellente di opere conoscitive e pratiche della ragione.
L’etica non è più scienza dell’essere, ma scienza del divenire.
Aristotele, dunque si propone la fondazione dell’etica come sapere pratico autonomo. Egli dunque è un cognitivista etico al pari di Kant.
La filosofia deve quindi formare l’uomo nel suo scoprire il modo di agire per raggiungere il bene .
L’etica nicomachea non è destinata alla lettura da parte dei giovani per la loro mancanza dell’esperienza necessaria alla comprensione dell’opera e per il loro lasciarsi trasportare dalle passioni. L’opera è rivolta a chi già possiede le virtù, ma è incapace di operare una scelta morale.
Aristotele si domanda in primo luogo cosa è il bene per l’uomo, cosa è la felicità.
Il bene per l’uomo è ciò verso cui ogni cosa per natura tende.
Ogni cosa per Aristotele è in costante evoluzione, proprio perché ogni cosa si evolve, cerca di raggiungere un fine superiore alla posizione in cui si trova,
tende dunque ad un fine ultimo che è il suo proprio fine naturale.
Ogni cosa tende a realizzare se stessa per essere se stessa.
Aristotele propone una distinzione tra virtù etiche e dianoetiche:
sono etiche quelle virtù della zona desiderante e passionale,
sono dianoetiche quelle virtù che si conseguono attraverso l’insegnamento per cui il loro spazio è quello della scuola e del sapere teorico.
Ciò che è fondamentale per Aristotele è la prudenza, perché questa è il sapere che orienta all’azione e solo la prudenza sente, non solo di discernere i fini da perseguire, ma anche di individuare i mezzi con cui realizzarli.
Aristotele critica duramente Platone e la sua concezione della morale.
Platone sosteneva che l’immortalità dell’anima è il vero soggetto della felicità morale. Aristotele rinuncia ad una concezione dell’anima come individualmente immortale.
Il premio per chi agisce bene è la felicità in questa vita e in questo mondo e di conseguenza non vi sarà altro dolore e punizione per chi agirà male che l’infelicità in questa vite ed in questo mondo.
Per Aristotele ogni forma di sapere, ogni scelta, sono orientate ad un loro specifico fine e dato che il bene è ciò verso cui ogni cosa tende,
la molteplicità fattuale di questa tendenza produce un altrettanto irriducibile molteplicità di fini e quindi di beni.
Per Aristotele ci sono tre tipi di bene: il bene in sé , il bene per altro ossia un effetto desiderato in funzione di un altro fine per cui questo bene risulta essere un mezzo più che un vero e proprio fine,
il bene universale dei molti, dei cittadini, della polis che vale più del singolo bene per cui la politica viene a coincidere con la ricerca del bene per tutti.

“Gli Scritti Etici Di Aristotele”
traduzione di Carlo Natali

” Con il nome di Aristotele ci sono stati tramandati quattro testi sull’Etica: Etica Nicomachea, Etica Eudemia, Grande Etica, Peri Areton Kaki Kakion

Etica Nicomachea – Libro primo
Ogni Arte e ogni Indagine, come pure ogni Azione e ogni Scelta, a quanto si crede, persegue un qualche bene, e per questo il bene è stato definito, in modo appropriato, come ciò cui tutto tende. Ma appare evidente che vi è una certa differenza tra i fini: alcuni sono attività, altre sono opere che stanno al di la di quelle, e, quando si danno dei fini al di la dell’azione, in questo caso le opere sono migliori dell’attività.

……………
Diciamo che ogni conoscenza e scelta tende a un qualche tipo di bene, qual è quel bene che noi sosteniamo essere ciò che la politica persegue, cioè, qual è il bene pratico più alto. Ora, per quanto riguarda il nome vi è un accordo quasi completo nella maggioranza: sia la massa che le persone raffinate dicono che si chiama “felicità”. 

Libro decimo – Paragrafo 7

Se la Felicità è attività secondo virtù, è ragionevole che lo sia secondo la più eccellente, e questa verrà a essere la virtù di ciò che è migliore. Quindi, o che l’intelletto sia ciò che è ritenuto comandare e dominare per natura e avere nozione delle cose belle e divine, o che sia qualcosa d’altro; o che l’intelletto stesso sia divino, o che sia la cosa più divina che è in noi, la sua attività secondo la virtù propria verrà a essere la Felicità Perfetta.”

 Stoicismo ed Epicureismo il termine di riferimento è principalmente la natura.
Per gli stoici l’etica consiste nel conformarsi alle leggi della natura,
che per l’uomo si traducono nel vivere secondo ragione, autocontrollo, ascetismo, distacco dalle passioni.
Le emozioni che vengono a turbare l’anima per gli stoici sono quattro:
dolore, piacere, desiderio e paura.
L’uomo deve sapere dominare queste emozioni e vivere secondo dovere.
Per gli epicurei invece la natura è indifferente all’uomo.
Le azioni dell’uomo vanno valutate in se stesse per la loro immediata fruibilità.
L’unica possibilità di vita serena e nello stesso tempo non solitaria, è vivere con un gruppo di amici con i quali discutere pacatamente evitando qualsiasi desiderio e bisogno non strettamente necessario.

Il pensiero di Confucio si è soffermato sull’etica, la morale e la rettitudine.
Secondo lui la virtù deriva dall’armonia nel rapporto con gli altri.
Fondamentale è anche il concetto di benevolenza, cioè la virtù di adempiere perfettamente ai doveri verso gli altri.
Il pensiero medioevale vede come uno dei massimi problemi la diatriba dialettica fra fede e ragione. Il compito che la filosofia scolastica si propone è proprio quello di risolvere tale questione. Pietro Abelardo segna l’avvio ad una teologia attraverso l’applicazione dell’analisi logica alla riflessione del dato rivelato, invoca la dialettica per definire le questione non chiaramente stabilite dalla Sacre Scritture.
Il criterio della moralità degli atti non è fissato dalla sola norma esteriore, ma anche dalla coscienza dall’intenzione con cui il soggetto compie un’azione.
Per Bernardo di Chiaravalle, mistico medioevale, non è importante parlare di Dio o dimostrarne l’esistenza, ammesso che si possa,
ma è importante parlare con Dio discretamente in silenzio.
Tommaso D’Aquino spiega il concetto di etica e di felicità come concetti cristiani, cioè sotto la legislazione di Dio, per lui la felicità suprema dell’uomo non si realizza su questa terra.
Verso la fine del 20° secolo si afferma l’esigenza che la riflessione etica offra suggerimenti utili per risolvere i nuovi problemi morali suscitati dalle grandi trasformazioni che gli sviluppi della ricerca scientifica e della tecnologia hanno prodotto nelle società occidentali.
Per la prima volta si pongono alla condotta umana alcune drammatiche alternative morali riguardanti la cura delle malattie,
i modi di nascere e di morire.
Si vanno consolidando altri ambiti di ricerca su nuove questioni etiche.
Le conseguenze più o meno negative dello sviluppo tecnologico sulle relazioni tra l’uomo e l’ambiente naturale hanno dato corso a una vasta letteratura.
Non meno ampia è stata l’elaborazione di teorie volte a porre un limite ad una condotta irresponsabile nei confronti delle risorse limitate a disposizione sulla Terra, facendo appello alle responsabilità delle generazioni attuali nei confronti di quelle future.

Come sviluppo e specializzazione della lunga riflessione degli ultimi secoli sugli intrecci tra moralità e decisioni economiche,
va poi vista quell’area applicata all’etica degli affari.
Su una concezione religiosa totalmente nuova si fonda l’etica cristiana: essa è dominata dall’idea, predicata da Gesù di Nazareth dell’ineffabile paternità di Dio innanzi al quale gli uomini sono tutti uguali e tutti fratelli.
La regola di condotta evangelica, proprio perché esemplata sulla perfezione divina, si traduce in comandamento d’amore per gli altri.
Cade ogni distinzione etnica e sociale.
L’incondizionato amore per il fratello, anche se nemico e peccatore, è il sommo comandamento.
L’Etica cristiana è un operoso donare se stessi, senza nulla chiedere in cambio,
solo in vista dell’attuazione del Regno che è, si dono di Dio, ma insieme meta cui l’uomo deve tendere.

 Per un’etica mondiale

 E’ possibile un’etica comune a tutti?

Nel discorso del 27 aprile 2001 alla Pontificia Accademia delle scienze sociali papa Giovanni Paolo II affermava:

“L’umanità, nell’intraprendere il processo di globalizzazione, non può più fare a meno di un codice etico comune.

Con ciò non si intende un unico sistema socio-economico dominante o un’unica cultura che imporrebbero i propri valori e criteri dell’etica.
È nell’uomo in sé, nell’umanità universale scaturita dalla mano di Dio, che bisogna cercare le norme della vita sociale”.
Proviamo a vedere quali sono i valori universali che consentirebbero la formulazione di un’etica definita mondiale:
Reciprocità: ogni uomo, maschio o femmina, giovane o vecchio, bianco o nero, deve essere trattato umanamente. Questo è espresso nella regola d’ora della reciprocità: “quello che non vuoi che sia fatto a te non farlo ad altri”.
La Cura: la capacità di prendersi cura appartiene all’essenza dell’essere umano
e si esprime in una relazione di attenzione e di partecipazione verso l’altro.
È quell’atteggiamento etico atto a salvaguardare la Terra, a proteggere la vita,
a garantire i diritti degli esseri umani e di tutte le creature,
con una convivenza di solidarietà, comprensione, tolleranza e rispetto.

 La Responsabilità: l’uomo è responsabile delle conseguenze del suo operare sul destino dell’umanità e del mondo.
La Solidarietà: è un concetto che si forma con la percezione dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi e che ci sono un’origine e un destino comuni.
Di qui l’esigenza di un impegno attivo e personale di condivisione e di cura reciproche per garantire a tutti pari opportunità.
Il Dialogo e la Giustizia: le norme morali e giuridiche devono nascere all’interno del dialogo, della comunicazione, unica condizione per un consenso condiviso e dare origini ad azioni concrete per il bene comune.
Tutti devono partecipare alla comunicazione, poter parlare ed essere ascoltati.
Convergenza tra Valori Laici e Religiosi: nella prospettiva religiosa i valori etici hanno origine divina. Gli uomini riconoscono che un’azione è giusta o ingiusta sulla base di ciò che Dio ha detto.
L’etica laica individua l’origine dei valori nella razionalità umana:
gli uomini scoprono dentro di sé i principi che permettono di distinguere il bene dal male e di avere una condotta morale.
Spesso però si constata che molti valori fondamentali delle etiche religiose sono gli stessi dell’etica laica.
Il Valore della Vita: Tutte le religioni riconoscono ciascuna forma di vita un bene assoluto che va rispettato e difeso.
Il Valore della Morale: Gli imperativi etici elementari riconosciuti da tutti:
non uccidere, non rubare, non mentire, non commettere violenza,
il rispetto per ciascun individuo, favoriscono una cultura di pace.
L’Amore: tutte le religioni fanno dell’Amore il comandamento per eccellenza.
Definizione del senso della Vita: Tutte le religioni cercano di spiegare il senso dell’universo e dell’esistenza umana divenendo
a riconoscere che il destino dell’umanità è una vita felice.

Possiamo verificare che questi principi profondamente umani, sono stati elaborati all’interno delle religioni e tradizioni spirituali. Sono norme pratiche che traggono la loro forza dal fatto che la loro base non è solo razionale, ma anche spirituale tale da motivare e giustificare l’impegno morale.