Qui il Programma dell’Evento che si terrà il 12 e 13 aprile 2014 presso la Fortezza da Basso – Firenze

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L’ASPETTO ETICO DELLO YOGA  – Maestro Cesare Shankara Matarese

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Parleremo appunto dell’aspetto etico dello yoga, che è certamente una parte molto importante, se non addirittura l’accesso stesso alla disciplina. Essendo questo un primo incontro non tratteremo soltanto quest’argomento, l’inquadreremo in un ambito più generale. Certamente l’etica nello yoga permea di se tutti gli aspetti ma rimanda sempre ad un panorama conoscitivo più vasto e ci da la possibilità di crearci una mappa, una sorta di aiuto per la comunicazione e l’apprendimento di certi concetti fondamentali dello yoga. Al tempo stesso questa sorta di mappa ci dovrebbe aiutare a capire dove si colloca questo aspetto etico all’interno dello yoga. Iniziamo con il tentativo di una definizione del concetto stesso di yoga: Cosa è lo yoga?

Non è facile darne una definizione precisa e la cosa ha occupato gran parte degli autori legati alla disciplina. Una definizione classica, forse la più antica è quella che definisce lo yoga come la cessazione dei turbini della citta, termine sanscrito traducibile all’incirca con mente anche se tale traduzione si rivela alquanto limitante in quanto il temine fa riferimento all’aspetto emotivo e psicologico dell’uomo oltre che a quello puramente mentale.

La definizione classica dovrebbe essere appunto: lo yoga è la cessazione dei turbamenti dando naturalmente per scontato il fatto che noi nel corso della via abbiamo dei turbamenti.

La nostra definizione ci aiuto a capire quale sia il punto d’arrivo dello yoga quale sia lo scopo ma non ci dice purtroppo niente circa le tappe che precedono questa cessazione dei turbamenti dell’esistenza non ci dice come raggiungiamo questo traguardo e soprattutto non ci dice come ricollegare lo yoga con il presente, con il momento attuale, visto che lo yoga ha antichissime origini e tratta problematiche legate un remoto contesto storio e per quanto non sempre traducibili nei linguaggi e nelle situazioni storiche legate alla modernità.

Dobbiamo naturalmente darne un’interpretazione, una delle tante , visto che non esistono verità semantiche che ci danno una chiave di lettura assoluta e valida una volta per tutte, secondo il nostro punto di vista interpreteremo allora lo yoga come un sistema, molto composito, includente pratiche tecniche specifiche, ma comunque finalizzato alla accelerazione dell’evoluzione dell’uomo . E’ dunque un sistema che permette di bruciare alcune tappe del nostro percorso evolutivo, intendendo il termine evolutivo proprio in senso evoluzionistico-darwiniano. Noi come genere umano, siamo come un anello che sta al centro di un processo e che è preceduto da tutta una serie di gradini, includenti membri del regno animale e vegetale ed ordinati secondo una scala evolutiva che va dall’organismo piu semplice al più complesso.

Un errore tipico dei nostri giorni, che non dovremmo fare, è quello di considerare questa nostra condizione come la migliore, di guardare all’uomo in modo statico, di considerare la sua condizione attuale come il punto d’arrivo di questa scala evoluzionistica. Un tale tipo d’approccio escluderebbe infatti qualsiasi possibilità di un miglioramento, qualsiasi affermazione che di fatto sta alla base dell’intero panorama iniziatico, come per esempio la credenza in una diversa dimensione, data da un diversa forma di coscienza. Per prima cosa escludiamo allora che noi si sia oggi il compimento di un’evoluzione, ci sono state tappe prima di noi, noi siamo una delle tappe, davanti a noi ce ne saranno ancora. Questo è confermato dalla stessa visione scientifica della natura. Lo yoga del resto, non si propone certo di rare dicotomie tra se e la scienza, ma cerca, seppure con un linguaggio diverso da quello delle scienza di descrivere i medesimi fenomeni.

Lo yoga quindi si propone una collaborazione le altre discipline,. Anche perché sarebbe assurdo creare una contrapposizione che di fatto è solo nel linguaggio. Noi abbiamo una possibilità ultima, in questa scala evolutiva, che si realizzerebbe anche da sola, se avessimo la pazienza d’aspettare ancora forse migliaia di anni, ma che con lo yoga possiamo raggiungere più in fretta.

Lo yoga fa si che questi scarti evolutivi avvenuti nel corso dei millenni in maniera del tutto naturale si realizzino prima questo ad un livello individuale e solo indirettamente e conseguentemente a livello generico. Il punto d’arrivo dello yoga coincide dunque con quello che sarebbe l punto d’arrivo dell’evoluzione, se solo avessimo la pazienza di aspettare e stare a guardare. Dobbiamo sottolineare il fatto che non sempre accanto ai cambiamenti fisici indotti dall’evoluzione si registrano cambiamenti di ordine morale. Non sempre accanto alla perdita del pelo o della coda vi sono state conquiste morali e la scienza occupandosi dell’aspetto fisico del fenomeno ha spesso trascurato questo fatto.

Con lo yoga invece si cerca soprattutto questo tipo di evoluzione e accanto a questa si ricercano traguardi fisici e si cerca di provocare modificazioni fisiche . possiamo notare a titolo d’esempio che normalmente il bacino il cui posizionamento ha nello yoga un’importanza fondamentale tanto che quasi tutte le posizioni sono accentrate su un corretto posizionamento di questo nell’uomo è notoriamente inclinato in avanti di qualche grado nella scimmia è molto spostato in avanti (decine di gradi) ma mentre nello yoga si cerca addirittura di annullare questa inclinazione e di arrivare alla perfetta verticalità della colonna vertebrale. Quindi vediamo che l’evoluzione concepita dallo yoga è anche fisica, benche non ci si limiti a questo e parallelamente si lavori in termini di evoluzione sia fisica sia morale.

E’ però chiaro che l’uomo di oggi può prevalentemente avere un’evoluzione di tipo morale, rispetto ai recedenti scarti evoluzionistici, legati soprattutto ad un’evoluzione di tipo fisico. Non a caso esiste un’etica dello yoga. La quale serve a stimolare nell’uomo quelli che sono degli organi non più solo fisici, ma psicologici, delle strutture psicologiche che servano ad accelerare il nostro cammino evolutivo. La compassione, per esempio, al di la del consueto concetto religioso, è anche un preciso organo psicologico una struttura che è ancora solo accennata nell’uomo comune o comunque poco evoluto e che è in grado di creargli dei problemi con i consimili in quanto non sa ancora bene esercitarla nella realtà . Ecco allora che con un’adeguata educazione e stimolazione, quest’organo della compassione può strutturarsi e venire fuori in maniera definita. Noi riusciremo ad esercitare veramente la compassione quando questa cesserà di essere un concetto inculcatoci dall’esterno e diverrà una vera e propria struttura interiore, che agisce in oi sotto la spinta di un impulso interiore. Quando riusciremo a fare questo avremo compiuto uno scarto evoluzionistico, cioè ci saremo distaccati e differenziati da quello che siamo ora. Dietro a questo scarto ce ne saranno altri, ma sempre di natura morale. L’empatica. L’oblazione di se la creatività il pensiero puro, sono tutti elementi teorici che in un certo senso rispondo ad un determinato modello ipotetico. Questo modello ipotetico, che noi prendiamo di mira come il punto d’arrivo della nostra evoluzione, non è altro che il realizzato colui che con lo yoga ha raggiunto il massimo compimento spirituale . Potremmo mettere per esempio, in un’ipotetica scala evoluzionistica, soggetti tipo “l’homo empaticus”, “l’homo compassionevole”, “l’homo creativo”, fino ad arrivare all’uomo illuminato che è il punto d’arrivo e che ha un rapporto con il mondo superiore normalmente negato all’uomo comune.

Colui che si è illuminato è colui che ha finalmente compiuto tutte le tappe mancanti all’evoluzione, le ha ripercorse nell’ambito della vita, o secondo una certa visione di più vite, accelerandole con un metodo come lo yoga, e rappresenta la congiunzione tra l’uomo attuale e i mondi superiori. E’ interessante notare come nella tradizione “sufi” islamica si trova uno strano riferimento ai sufi da un lato e all’uomo comune dall’altro, si narra, per esempio, di un maestro sufi il quale morendo e desiderando lasciare la propria eredità spirituale al figlio lo abbia chiamato a suo capezzale e gli abbia detto: “Noi sufi siamo come degli stranieri che veniamo senza sapere perchè in un paese di barbari a compiere qualcosa e poi ce ne torniamo casa nostra”. Questo, solo per dire come venga letta la natura dell’uomo secondo la versione sufi.

Mentre dal punto di vista spirituale quando si parla di uomo si intende l’uomo compiuto. L’uomo che ha raggiunto la vetta dell’evoluzione, i giudizi di molti autori sull’uomo normale sono invece molto drastici e severi. Basta osservare la nostra società attuale e vedere di quali problematiche è ancora caricata, per capire che il giudizio e il pessimismo dei maestri ha un qualche fondamento. La guerra è un pericolo costante che serpeggia nella società il conflitto, i cattivi sentimenti, l’odio, sono sentimenti sempre presenti e ciò significa che l’uomo medio non ha ancora acquisito queste strutture psicologiche di cui stiamo parlando. Queste strutture, nella simbologia dello yoga corrispondo ai vari “Chakra”; quando si parla di compassione si parla del 4° chakra , così per l’empatia, mentre quando si parla della creatività si parla del 5°. Vediamo così che c’è sempre una corrispondenza tra la fisiologa sottile dello yoga e le nostre sensazioni.